Come possiamo spiegare lo stallo in cui si sono incartati i mercati azionari contemporanei?
Una visone molto interessante è proposta dalla giornalista Rana Faroohar nel suo articolo “The global economy is suffering from the Rashomon effect” che tenta di spiegare il motivo per cui i mercati continuano a ignorare i più drammatici eventi politici ed economici, dimostrando una inedita capacità di soffocare qualsiasi accenno di volatilità.
L’ Effetto Rashomon (cito Wikipedia) è un termine utilizzato per descrivere una situazione di cui gli individui coinvolti danno interpretazioni o descrizioni contraddittorie, dimostrandosi dei testimoni inaffidabili.
In poche parole, oggi viviamo nell’era dei populismi e della polarizzazione delle idee, dove punti di vista opposti hanno la stessa forza trascinatrice sui mercati. Certamente sono lontani i tempi in cui la politica economica dettava la narrativa e guidava i mercati. Il mercantilismo, il keynesianismo e, per citare l’ultima grande rivoluzione della società occidentale, il neoliberismo di Reagan-Thatcher che, nel bene o nel male, era monolitico e inequivocabile nella sua portata economica, politica, sociale e inevitabilmente, finanziaria… Al contrario, la frammentazione dei punti di vista e la mancanza di una visione comune ben precisa del presente e del futuro sta portando diverse interpretazioni che agiscono sull’andamento dei mercati. Per esempio, per ogni intervista rilasciata quotidianamente da Trump, 50 investitori inorridiscono e reagiscono al ribasso e altrettanti lo ritengono un eroe e comprano a mani basse. Il risultato è l’estinzione della volatilità.
Inoltre, la pandemia ha introdotto sul mercato nuovi player che operano con nuove modalità e aspettative, e ognuno di loro vive nella sua bolla fortemente polarizzata. Non è un caso, quindi, che oggi i sondaggi ci riportano un’opinione pubblica equamente ripartita tra chi crede che l’America riuscirà a mantenere e rafforzare la sua posizione di potenza mondiale e invece chi ritiene che questa egemonia si stia lentamente sgretolando.
C’è da notare che questo isolamento del pensiero sta cambiando il trading globale. Dal 2017 sono in calo le transazioni tra partner geograficamente distanti e i flussi tendono sempre più a prediligere aree regionali a scapito dei movimenti globali.
Ma siamo davvero entrati in un epoca finanziaria dove vale tutto e i mercati continueranno a galleggiare? Secondo Rana Faroohar, e anche secondo me, tutte le incognite (economiche, sociali, tecnologiche) e i fattori potenzialmente esplosivi stanno generando una pressione senza uguali sui mercati occidentali che non potrà essere ignorata all’infinito. Un giorno tutto questo dovrà essere scontato dai mercati nell’unico modo possibile.
C’è tuttavia un corridoio in cui i flussi sono reali e univoci, ovvero quello del dollaro:

qui le vendite sono inequivocabili e, per buona pace della pantomima che ha messo in piedi Trump, il vero dazio è senz’altro già in vigore.
A parte l’indugio attuale, il Taylor vede il raggiungimento di 1,25:

per me non è impossibile e, a meno che non ci sia un massiccio intervento della Fed per salvare la valuta, non vedo perché il trend non debba continuare per buona parte dell’anno.
Invece per il Mib ho finito le parole:

è ancora lì che corteggia i supporti, oggi ha preso di mira i 39.700 ma ora sembra che stia risalendo… sempre con volumi assenti:

perciò prevedere l’esito di questo stallo è come tirare una monetina:

ma il Taylor vede ancora la “salitina” di luglio…
