Come sappiamo, gli avvenimenti geopolitici internazionali di marzo hanno ravvivato le pressioni inflazionistiche:

con annesso balzo dei tassi brevi e aumento dei tassi della banca centrale:

che a maggio si è trovata costretta ad effettuare un aumento dei tassi di riferimento.
E nel frattempo cosa hanno fatto i tassi lunghi?
Un pochino sono saliti, nell’ordine di 50 pb sui 12 mesi:

ma di sicuro non hanno fatto il balzo inflazionistico che invece riscontriamo nell’indice di Borsa:

con il risultato che lo spread dei rendimenti si riduce sempre di più e la curva europea è praticamente piatta.
Questo ci fa capire che anche in Europa si brancola nel buio e le incertezze sui dati e sulle risposte della Bce paralizzano il comparto obbligazionario, rendendolo sempre meno appetibile rispetto alle azioni.
Il punto è che i prezzi del Bund dovrebbero fare un bel capitombolo per tornare a essere interessanti:

sul medio termine si continua a vedere una pressione ribassista, però non è certo quello shake-out che potrebbe aiutare a sbloccare la situazione…
In altre parole, all’orizzonte non si vede nulla che possa offrire un’alternativa al rendimento azionario:

che, nonostante tutto, continua a ricevere indicazioni favorevoli e rialziste.
