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01 Settembre 2026 ore 16.00: Dall’inflazione all’aumento del costo del debito… questo è il problema…

Innanzitutto vi informo che questa settimana vado in ferie e staccherò tutte le connessioni, perciò ci riaggiorniamo con il report di lunedì prossimo.

E ora uno sguardo alla Bussola finanziaria:

dopo il Covid (2020) il mondo finanziario è cambiato, sì è ribaltato.

L’inflazione, praticamente inesistente nel decennio precedente, ha iniziato a salire, e con essa i rendimenti dei titoli di stato, che per molti anni precedenti sono stati prossimi allo zero o addirittura negativi.

L’inflazione ha gonfiato i prezzi azionari, anche di Borsini poco promettenti come il nostro.

Ma soprattutto le Banche Centrali, che avevano contribuito a creare un mondo inondato di liquidità e di tassi bassi, oggi hanno chiuso i rubinetti e sono sempre più orientate verso una politica di aumento dei tassi di riferimento.

E questo vuol dire che i trilioni di debito pubblico, che sta diventando e diventerà sempre più caro, è un bel problema di cui le banche centrali non intendono farsi carico… ma che qualcuno a un certo punto dovrà pagare…

E qualche campanello d’allarme è già sotto i nostri occhi:

il decennale giapponese che lievita di circa 150 punti base in 12 mesi non è una cosa molto sana soprattutto perché sta producendo delle forti instabilità sul cambio:

dove è evidente il gioco di forza dell’aumento del costo del denaro, che tira da una parte e dall’altra, complici anche gli interventi delle autorità di entrambi i paesi che stanno facendo i salti mortali per non far degenerare la situazione.

E anche sul cambio con euro:

vediamo che il nuovo decennio ha prodotto una valuta nipponica in disfacimento… e questo può essere un disastro in combinazione con l’aumento del costo del debito…

Perciò io credo che la prossima crisi partirà da qui:

dall’aumento del costo del debito (in particolare di USA, Europa e Giappone), dalla capacità degli stati di far fronte a questo onere per mantenere la fiducia e stabilità dei mercati finanziari che, contestualmente, contribuiscono a tenere in piedi anche la Borsa.

Ma a un certo punto gli stati andranno in difficoltà e la crisi sarà inevitabile:

e allora toccherà alle banche centrali intervenire di corsa.

Va da se che io ho preso a esempio il mercato americano, ma non è detto che la miccia non parta dall’Europa o dal Giappone.

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