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24 Gennaio ore 8.00: ... il fair-value minuto per minuto della Borsa...
L'Europa che avevano in mente Altiero Spinelli, Alcide De Gasperi, Konrad Adenauer, Robert Schuman, Jean Monnet e Paul-Henri Spaak era il sogno di un continente che aveva attraversato due disastrose guerre mondiali e voleva, finalmente, vivere in pace.
Era un continente che voleva diventare nazione, dopo il massacro di 70 milioni di uomini che avevano pagato con il loro sangue l'inutile ferocia di 10 anni di guerre che avevano sconvolto il mondo.
"No more wars, brothers and sisters. No more blood, nor tears or sorrow"... e, il 1° giugno 1955, a Messina, i capi di Stato europei decisero di avviare i primi passi per l'integrazione europea, che li condussero al trattato di Roma del 25 marzo 1957.
Nasceva così la comunità economica europea, con alle spalle gli orrori di due guerre e negli occhi il desiderio di pace e prosperità.
I tedeschi, che erano ancora sepolti sotto le macerie dei bombardamenti devastanti dei B52, firmarono con animo sgombro da retro-pensieri: la guerra aveva annientato ogni loro voglia di rivalsa e non desideravano altro che rimettersi in piedi.
La Germania, inoltre, era divisa in due e, ad est di Berlino, c'erano le divisione corazzate dell'armata rossa pronte ad intervenire al primo stormire di svastiche che potesse essere interpretato come una minaccia.
Era ancora fresco il ricordo del massacro di Stalingrado e, solo a malincuore, il maresciallo Zukov si era fermato al Reichstag di Berlino... dopo aver telegrafato al tavarish Stalin chiedendo l'autorizzazione a radere l'intera Germania al suolo e farne una foresta di divertimento per il vittorioso popolo sovietico.
Gli uomini, anche i più cinici, diventano buoni ed accomodanti per necessità, quando hanno subito una grande e grave disgrazia di cui vogliono dimenticare anche i contorni meno spiacevoli, sicché l'intera delegazione tedesca, a Roma, si mostrò disponibile a dissolvere nell'Europa che nasceva, l'idea spaventosa della razza ariana che aveva condotto Hitler fin alle soglie dell'Asia.
Così quell'Europa che sorgeva dalle ceneri, prometteva d'essere la "patria" di tutti gli europei.
Ma da li in poi, le cose cominciarono a cambiare: i tedeschi si rimisero in piedi e diventarono la prima potenza economica del continente... poi crollò il muro di Berlino e la Germania si riunificò. Sotto la porta di Brandeburgo ritornava da lontano un vecchio ritornello che terminava con Sieg Heil, seguito da un sinistro ritmare di tacchi, come di un passo dell'oca.
Certo, era solo un fantasma del passato, ma nessuno sembrava spaventato di rivederlo. Nessuno che cercasse di esorcizzarlo.
Fu così che quel nobile progetto europeo si trasformò nell'idea di un "veicolo" su cui trasportare la mai sopita voglia di dominio dei tedeschi, la nuova Wehrmacht con cui conquistare l'Europa.
E grazie ad un gruppo di governanti coglioni (tra cui i nostri), quell'idea diventò realtà prima a Maastricht e poi a Lisbona: in quelle due città si firmarono i trattati di questa Europa a comando germanico. Il quarto reich.
Ed eccoci qui sotto il tallone del nuovo Fuhrer, che ci ha "preso" senza neanche combattere, grazie all'insipienza dei nostri governanti ed al panciafichismo guappo diffuso nel resto del paese. Dove non poterono le SS, è riuscito l'euro. Dove non è arrivata la Gestapo, ce l'ha fatta lo spread.
Sapete qual è la cosa drammatica?
C'è ancora una solida maggioranza di italiani che ha fiducia in quest'Europa e nell'euro. E' la "sindrome di Stoccolma"... la vittima che solidarizza con il carnefice... anzi se n'è innamorata. Un caso psicologico da manuale.
Evidentemente la stupidità deve bere tutto l'amaro calice della vergogna per cominciare a vergognarsi.
Carthago delenda est... così terminava tutti i suoi discorsi Catone il censore... mentre io, infinitamente meno degno di lui, continuo a ripetere che quest'Europa è una truffa... Ma quello era Catone, ed io non sono un cazzo... sicché, alla fine i romani distrussero Cartagine, mentre neanche io scommetterei un centesimo sulla mia capacità di farmi ascoltare dai miei contemporanei.
Passiamo allo spread ed alla maniera di utilizzarlo nelle questioni di Borsa.
Ieri abbiamo visto come esso sia utilizzabile nell'equazione Pr= D / (I - g) dove Pr è inteso come il fair-value della Borsa.
Se al posto di "I" sostituiamo (tasso bund + spread) avremo che tutti i termini dell'equazione suddetta sono noti e, dunque, al variare dello spread (cioè il rischio) possiamo calcolare il fair-value della Borsa italiana minuto per minuto.
La figura seguente mostra il grafico ottenuto da quel calcolo...

... la linea blu, dunque, è il fair-value della borsa italiana che scaturisce dall'applicare il relativo "rischio" che deriva dallo spread che il mercato (in questo caso i Pdn) attribuisce (minuto per minuto) all'Italia.
E se facciamo la differenza tra linea nera e linea blu (di figura sopra) otteniamo la linea rossa di figura sotto...

... che ci da delle informazioni molto importanti:
L'indice passa da stati di sottovalutazione intorno al -4% a stati di sopravvalutazione intorno al +4%;
tra -2% e -4% l'indice gira al rialzo;
tra +2% e +4% l'indice gira al ribasso;
tra -2% e +2% l'indice continua con la tendenza in atto.
In sostanza:
a -2% corrisponde il rating Accumulate;
a -4% corrisponde il rating Buy;
a +2% corrisponde il rating Reduce;
a +4% corrisponde il rating Sell;
tra -2% e +2% siamo in zona Hold.
Non so dirvi quanto affidabile sia questo indicatore (seguo lo spread da poco più di un mese e, quindi, non ho dati sufficienti per poter fare una statistica significativa), ma "ad occhio e croce" mi sembra un metodo ganzo per tradare l'indice con "confidenza" (se sai quanto vale ciò che compri e vendi, lo fai con molta più fiducia).
Passiamo ai Taylor.



Dati macro del giorno.
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Notizie flash.
Nulla di fatto nel weekend per le trattative tra Atene e gli investitori privati per trovare un accordo che consenta alla Grecia di evitare il default. Intanto, la Finlandia ha votato al primo turno il candidato presidente sostenitore dell'Euro Ninisto, mentre la Croazia ha scelto di far parte dell'Ue a partire dal prossimo anno. La proposta dei creditori della Grecia è quella di accettare un haircut del 65-70% sui bond greci e di estendere la loro maturità a 30 anni ad un tasso medio del 4%. In cambio, verranno loro concessi buoni a breve scadenza del fondo salva stati EFSF per un valore pari al 15% del credito nei confronti di Atene. Niente è stato però ancora deciso da parte di Atene, quindi l'incertezza regna ancora sovrana. I soli elementi certi sono la scadenza del 20 marzo per il bond greco da 14,5 miliardi di euro - che necessariamente segna il termine ultimo per trovare un accordo soddisfacente - e il fatto che Ue e Fmi aspettino proprio il raggiungimento di questo accordo per sbloccare i 130 miliardi di euro di aiuti previsti dall'Ue per la Grecia.
La Banca centrale israeliana ha annunciato
di aver ridotto il costo del denaro di 25 punti base portandolo al 2,5%. Si
tratta del terzo taglio da settembre. Secondo le stime il Pil israeliano nel
2012 dovrebbe registrare un incremento del 3% circa, contro il +4,8% del 2011.
L’inflazione è invece attesa stabile al 2% (dal 2,2% del 2011).