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1 febbraio ore 8.00: ... recessioni truffa...

Tra i migliori e più originali economisti del secondo dopoguerra, io personalmente preferisco Hyman Minsky: il suo libro "STABILIZING AN UNSTABLE ECONOMY" è uno dei migliori contributi alla comprensione dell'economia moderna e, soprattutto, un efficace ricettario per migliorare l'efficienza sociale delle politiche economiche che, non dimentichiamolo, dovrebbero avere l'obiettivo di innalzare il benessere comune, e non già di favorire alcuni a danno degli altri.

Dopo Minsky, un altro autore contemporaneo, Randall Wray, ha sviluppato lo stesso tema nel suo libro "Understanding Modern Money: The Key to Full Employment and Price Stability" che, in più, è molto più diretto e comprensibile del precedente e, dunque, offre anche al lettore meno "equipaggiato" la possibilità di entrare nella teoria economica e comprendere (finalmente) come su questo versante, contando sull'ignoranza delle masse, i Pdn tengano il resto del mondo appeso ad una "scarsità" che è quasi sempre "creata" per consentire a pochi di arricchirsi ancora di più.

Sto dicendo (anzi ripetendo per l'ennesima volta) che se il mondo è fatto così com'è (ovvero consente all'1% più ricco di appropriarsi del 40% della ricchezza del pianeta), il motivo, molto semplicemente, risiede nell'ignoranza (economica) dell'altro 99%, che non si rende neanche conto di essere coglionato e sbeffeggiato.

In sostanza, è come se il 99% delle pecore avesse affidato la sua protezione al lupo... e poi si lamentasse che quello se lo mangia.

Se la gente non capisce come funziona l'economia, si deve affidare al... lupo... e questo, ovviamente, se la mangia... perché il lupo questo fa di mestiere.

In questi report cerco, periodicamente, di mostrare i trucchi che "il lupo" usa per mangiarsi le pecore (con il loro consenso), prendendo a prestito gli studi e le conclusioni di economisti più bravi di me, che hanno affrontato lo stesso tema e sono giunti a dimostrare che ciò che accade nel mondo capitalistico moderno è, sovente, una truffa ai danni della stragrande maggioranza degli abitanti di questo pianeta, che instupidita da una informazione spesso manipolata, si fa togliere anche il companatico di bocca, senza protestare.

Il solo rimedio efficace contro un truffatore che ti ciula continuamente i danè, è smascherare i suoi metodi truffaldini; il che significa che il "truffato" non può demandare a nessun altro (che non sia se stesso) la sua "difesa e protezione".

Nessuno può difenderti meglio di quanto potresti fare tu.

Qual è, dunque, il concetto di fondo che accomuna Minsky e Wray?

La profonda convinzione (mutuata da John Maynard Keynes) che uno Stato moderno e responsabile, non deve permettere le recessioni e, tanto meno, le depressioni... le quali, si intuisce tra le righe dei loro lavori, sono create "ad arte" per creare scarsità, disoccupazione e, conseguentemente, lavoro a basso costo.

Dal 1975 ad oggi, la quota parte della ricchezza del 10% degli italiani più ricchi, è passata dal 60% al 70%... i ricchi sono diventati molto più ricchi ed i meno ricchi sono diventati poveri.

Cosa è successo nel frattempo, per consentire quell'immane spostamento di ricchezza verso coloro che erano già ricchi?

L'impoverimento del lavoro a vantaggio del capitale finanziario. La sconfitta di Karl Marx ad opera di Milton Friedman (monetarista).

Il punto di svolta più significativo, in Italia, è stato il referendum sulla scala mobile voluto nel 1985 da Bettino Craxi: li è iniziato il declino del reddito dei lavoratori dipendenti.

Da li in poi è stata una continua rincorsa al ribasso... prima ad inseguire gli stipendi da fame nell'ex mondo comunista d'oltrecortina, e poi ancora più in giù, per livellarsi in basso con cinesi ed indiani.

E come è stato possibile convincere gli operai, gli impiegati ed i loro sindacati ad accettare condizioni sempre più miserevoli (fino all'infamia della precarietà strutturale)?

Con la minaccia della delocalizzazione, della deindustrializzazione e, infine, lo spettro della disoccupazione di massa.

Quanto si era guadagnato (in diritti e reddito) negli 60 e 70, è stato perso negli anni successivi... fino ad arrivare agli accordi di Pomigliano e Mirafiori, in cui la Fiat ha costretto i suoi dipendenti, puntandogli un specie di pistola alla tempia, a votare a maggioranza la rinuncia ad alcuni diritti acquisiti.

Oggi, un giovane su tre è disoccupato e la metà di quegli altri è precaria.

L'età pensionabile è in vista di quota 70 e, questo blocca (ovviamente) il mercato del lavoro.

Operai ed impiegati are fucked ... ce l'hanno nder culo...

C'è crisi, recessione, depressione... lo Stato è indebitato e l'Europa (la Germania) ci chiede di aumentare le tasse e ridurre le spese... misure che, ovviamente, aggravano la crisi, provocano più disoccupazione e comprimono ulteriormente il reddito dei lavoratori dipendenti. Un circolo vizioso che sposta sempre più ricchezza verso i ricchi.

Perché, se il Pil mondiale cresce ad un ritmo del 3.5% l'anno, ed i lavoratori dipendenti ottengono sempre meno, significa che gli altri (i Pdn, i capitalisti finanziari) hanno sempre di più.

Anche un bambino scimunito lo capisce.

E come è possibile che il mondo adesso giri così?

... Grazie alla crisi...

Si, avete capito bene: grazie alla crisi, gli italiani sono costretti a bere l'amaro calice delle "misure d'emergenza", accettando decurtazioni impensabili in altri tempi e, quindi, il loro lavoro diventa sempre più cheap (povero).

Dall'altro lato, i capitalisti finanziari guadagnano sempre più soldi (se le cose che pagano, soprattutto salari e stipendi, costano sempre meno, i loro profitti crescono)... e, quindi, evviva la crisi.

Ebbene, Keynes, al tempo della grande recessione, sosteneva che lo Stato doveva diventare "imprenditore di ultima istanza", creando nuovi posti di lavoro da dare ai disoccupati.

... Con quali soldi?

Stampando nuovo denaro... QE (Quantitative Easing).

Ma anche adesso la Fed ha già fatto 2 QE e la Bce si appresta a fare altrettanto...

... Ma adesso quei denari vanno nei circuiti finanziari... a rendere più ricchi coloro i quali ricchi lo sono già.

Ed ecco dunque, Minsky e Wray sostenere la stessa tesi: il contenimento del deficit, in periodi di crisi, è una truffa per i lavoratori dipendenti che sono costretti a pagare il conto di un risanamento spacciato per "soluzione obbligata" e, invece, è un "pacco" che quelli che "sanno" tirano a coloro che "non sanno".

Alzi la mano chi non è convinto (almeno in parte) che l'euro è stato una mezza salvezza per l'Italia e che le regole di bilancio imposte dalla UE siano assolutamente necessarie per evitare il default dei paesi "allegri" (tipo il nostro)?

Ebbene, secondo i due economisti di cui sopra (e anche secondo il sottoscritto), quei due principi sono minchiate... e, l'Italia in particolare, potrebbe risolvere agevolmente tutti i suoi problemi, uscendo dalla UE e dall'euro... fregandosene dei vincoli di bilancio pubblico ed iniettando massicce dosi di lire nell'economia reale (non nella finanza) per creare lavoro e sviluppo.

Insomma: tornando a Keynes.

Invece restiamo (col consenso del 67.5% degli italiani) dentro quella "gabbia europea" che ci impedisce di "correre liberi".

Abbiamo affidato le nostre pecore al lupo tedesco... e siamo anche contenti d'averlo fatto.

Capite perché dico che, la sola alternativa al "farsi fottere", è indossare mutande d'acciaio... che fuor di metafora significa "sapere"...

Se non sai, sei sempre alle mercé di quelli che sanno... e puoi solo sperare che... non esagerino troppo col "cetriolo".

... Non so se mi ho capito...??

Passiamo all'attualità della Borsa italiana cominciando dalle medie mobili...

... col target sempre su MM T+2.

Al momento l'indice è sottovalutato dello 0.65%...


... ancora in zona neutra (Hold).

Taylor Mib, Dax e S&P 500...

Taylor Bund ed Euro fx.

Dati macro del giorno.

Ora Paese Dato Precedente Atteso
00:00 Mondo Christian Dior, Fiat Industrial, Fiat, Roche: risultati    
02:00 Cina Pmi manifattura a gennaio 50,3 49,6
03:30 Cina Hsbc manifattura Pmi a gennaio 48,7 -
09:45 Italia Pmi manifattura a gennaio 44,3 45
09:50 Francia Pmi manifattura a gennaio (finale) 48,5 -
09:55 Germania Pmi manifattura a gennaio (finale) 50,9 50,9
10:00 Europa Pmi manifattura a gennaio (finale) 48,7 48,7
10:30 Inghilterra Pmi manifattura a gennaio 49,6 50
11:00 Europa Bce: esito asta rifinanziamento in dollari    
11:00 Europa Indice prezzi al consumo a gennaio +2,7% +2,8% a/a
14:15 USA Variazione occupati Adp a gennaio 325 185
16:00 USA Ism manifattura a gennaio 53,9 54,5
16:30 USA DoE scorte greggio al 27 gennaio    

Notizie flash.

Ai nuovi massimi da oltre 10 anni il tasso di disoccupazione italiano che a dicembre è salito all'8,9 per cento, in aumento di 0,1 punti percentuali in termini congiunturali e di 0,8 punti rispetto all'anno precedente. Il dato di novembre è stato rivisto al rialzo all’8,8% dall’8,6% comunicato in precedenza. La disoccupazione risulta ai nuovi massimi dall'inizio delle serie storiche mensili nel 2004. Prendendo in considerazione le serie storiche trimestrali, il tasso di disoccupazione si trova ai massimi dal terzo trimestre del 2001. Il tasso di disoccupazione giovanile è pari al 31,0%, in diminuzione di 0,2 punti percentuali rispetto a novembre. Dai dati diffusi ieri dall’Istat non risulta comunque in diminuzione il numero complessivo degli occupati, che a fine 2011 è pari a 22,903 milioni, un livello sostanzialmente invariato rispetto a novembre, in presenza di un calo della componente maschile e di una crescita di quella femminile. Nel confronto con l'anno precedente l'occupazione diminuisce dello 0,1% (-23 mila unità). Il tasso di occupazione è pari al 56,9%, stabile nel confronto congiunturale e in diminuzione in termini tendenziali di 0,1 punti percentuali. Il numero dei disoccupati, pari a 2.243 mila, aumenta dello 0,9% rispetto a novembre (20 mila unità). L'incremento è dovuto esclusivamente alla componente maschile. Su base annua si registra una crescita del 10,9% (221 mila unità). Gli inattivi tra i 15 e i 64 anni diminuiscono dello 0,2% (-34 mila unità) rispetto al mese precedente. Il tasso di inattività si posiziona al 37,5%, con una flessione di 0,1 punti percentuali in termini congiunturali e di 0,5 punti su base annua. Risultati opposti in Germania con ancora riscontri positivi dal mercato del lavoro. A gennaio il tasso di disoccupazione risulta sceso al 6,7% dal 6,8% del mese precedente toccando i nuovi minimi dalla riunificazione. Le attese erano per un tasso invariato. Il numero dei disoccupati è sceso di 34mila unità dalle -25mila di dicembre (consensus -10mila) per un totale di 2,85 mln di disoccupati. La Germania aveva chiuso il 2011 con il nuovo record di persone occupate: rispetto al 2010 l'occupazione è cresciuta dell'1,3 per cento con la creazione di 535 mila posti di lavoro superando la soglia dei 41 milioni di occupati (41,04 milioni). L’istituto Ifo vede il numero complessivo degli occupati salire quest’anno fino a 4,27 milioni di unità.