19 Agosto ore 8.00: ... da quinti a decimi ...

Nel 1986 l'Italia era la quinta potenza indistriale del mondo dopo (nell'ordine) Stati Uniti, Giappone, Germania e Francia.

Nel 2010 siamo già settimi dopo Stati Uniti, Cina, Giappone, Germania , Francia e Inghilterra.

Entro il 2020 saremo decimi dopo India, Brasile e Russia che, nel frattempo, si aggiungeranno ai sei di cui sopra. A quel tempo saremo fuori dai consessi internazionali che contano.

Il nostro declino è cominiciato nel 2001, anno in cui la produzione industriale toccò il suo massimo storico per poi cominciare a declinare a lungo termine. Nel 2001 eravamo alla vigilia dell'euro ed all'inizio dei governi Berlusconi.

Può non piacere, ma questi sono i fatti (basta andare sul sito dell'Istat per averne conferma).

Può essere una coincidenza, ma il nostro declino è cominciato qualche mese prima dell'introduzione dell'euro e all'avvio dei governi Berlusconi.

Com'è che non ci sono state manifestazioni di Piazza per chiedere spiegazioni di tale disastro?

... In qualsiasi azienda del mondo, anche in Burundi, i dirigenti che si rendessero responsabili di una tale catastrofe, sarebbero licenziati in tronco e cambierebbero mestiere.

Com'è che in Italia sono ancora al comando, anzi sono più osannati che mai?

Cos'è la nostra, lungimiranza oppure ignoranza diffusa?

O forse le Tv che occupano lo spazio mediatico ci hanno talmente rincoglioniti che non capiamo più neanche quale è il nostro interesse e che, per difenderlo, dovremmo farci sentire forte e chiaro, incazzati come belve feroci e pronti, se necessario, a scendere in Piazza con i forconi e le roncole?

Ma cos'è diventato questo paese che accetta un tale declino senza la minima reazione? Come può tollerare di avere "negato" un futuro decoroso ai suoi giovani che, a causa dell'ignavia dei padri, sono condannati alla precarietà se non alla disoccupazione cronica?

Ma voi che mi leggete, provate la stessa vergogna che provo io per avere consentito tutto ciò, oppure ve ne siete fatti una ragione e non vi ponete neanche più il problema?

Picciotti, i nostri padri ci hanno consegnato un Italia che ha assicurato un futuro "brillante" a tutti coloro che avevano  "testa e voglia", noi stiamo consegnando ai nostri figli un paese senza futuro e senza speranza ...

Non ve ne sentite responsabili?

Io si ... anche so potrei fottermene allegramente .....

Mi sento responsabile di non aver fatto abbastanza per informare, sensibilizzare, fare incazzare e, se necessario, spingere alla rivolta coloro che mi leggono o che mi vedono su YouTube. Mi sento responsabile di avere, anch'io, accettato il declino di questo paese senza reagire con il necessario vigore e rigore.

Ma questo, tutto sommato, è un altro discorso che in questa sede sembra quasi fuori luogo.

Scrive P.M.: ... Può un Paese vivere di solo successo nel mercato internazionale? La Cina va sempre più forte, l'export, la moneta, gli investimenti esteri, ma può tutto questo compensare il fatto che all'interno il mercato è fermo, i consumi sono paralizzati e si rischia la crisi del credito a causa della bolla immobiliare? Ora è la seconda potenza mondiale, ma quanto può durare senza rifilare un grande pacco agli investitori stranieri (a cui stanno anche aprendo il mercato obbligazionario?) ...

Tutti gli emerging cominciano così ... lavoro a basso costo, esportazioni, risparmio ... sacrifici ... e lacrime ... e fatica ... e sangue ...

... Eh che palle sto spettacolo .....

Ho appena parodiato una piece del trio Marchesini, Lopez, Solenghi: "Allacciate le cinture di sicurezza" ...

Scherzi a parte, e così che si comicia ... e anche noi abbiamo fatto così dopo la guerra: milioni di terroni dal sud al nord a lavorare nelle fabbriche, pochi soldi e molta fatica ...

Poi i sindacati ... lo statuto dei lavoratori ... i diritti anche per i siciliani di Caltagirone ed i calabresi di Siderno.

Fu allora che i nostri padri costruirono l'Italia che nel 1986 diventò la quinta potenza economica del mondo ...

Nel nostro boom economico (fine 50 inizi 60) eravamo 45 milioni ... i cinesi, nel loro attuale boom, sono quasi 1,3 miliardi ... ovvio che facciano più in fretta ad arrivare in vetta. Ma il percorso è lo stesso: ... lavoro, fatica, pochi soldi ... molte esportazioni e tantissimo risparmio.

E tantissimo risparmio significa velocita di circolazione del denaro (la V di MxV= Pil) molto bassa ... quindi C (i consumi di Pil= C + I + Esp - Imp) basso ...

I cinesi di oggi, come gli italiani del 60, risparmiano tanto e consumano poco ... se provieni dalla miseria non ci vuoi più tornare ... quindi risparmi più che puoi per scongiurare una ricaduta (nella miseria) ...

In questa fase, dunque, è ovvio che il mercato cinese sia l'estero ... ed il Pil sia fatto, prevalentemente, con le esportazioni.

Ma sta cambiando ... stanno arrivando i sindacati e, prima del 2025, il mercato interno sarà preponderante ... e quindi vedremo anche li, le cose che ben conosciamo qui: ... scioperi per un salario migliore, minor risparmio (forse anche debiti) e consumi interni che supereranno di circa tre volte le esportazioni.

E' storia vecchia, è capitata a tutti i paesi emergenti.

Rifileranno i cinesi un pacco agli investitori stranieri?

No, non adesso. Non ci sono le premesse ...

Quando sarà possibile acquistare liberamente obbligazioni statali ... io le comprerò.

Passiamo all'azionario italiano.

... Dna ...

Taylor ...


... Ciclo tracy ...

... Dna intraday ....

 .... Apertura Milano: invariato.

... Bund ...

 ... Euro fx ...

Dati macro del giorno.

Ora Paese Dato Precedente Atteso
00:00 USA Dell, Gap, Hewlett-Packard: risultati    
08:00 Germania Indice prezzi produzione a luglio +0,6% m/m -
10:30 Inghilterra Vendite al dettaglio a luglio +1,3% a/a -
14:30 USA Nuove richieste disoccupazione nella settimana fino al 14 agosto - -
16:00 USA Indice anticipatore a luglio -0,2% m/m -
16:00 USA Indice Philadelphia Fed di agosto 5,1 punti -

Notizie flash.

Il mercato obbligazionario non vi ha dato molta attenzione, ma la scorsa settimana sia Jon Hilsenrath sul Wall Street Journal e, in seguito, Paul Krugman sul New York Times hanno rivisitato il saggio di Ben Bernanke sul Giappone Monetary Policy: A Case in Self-Induced Paralysis (trad.Politica monetaria: un caso di paralisi autoindotta). Bernanke lo ha scritto nel 1999 come saggio accademico alla Princeton University e vi fa appello alla Banca del Giappone affinché stabilisca un target d’inflazione "abbastanza elevato", per dimostrare che "è decisa a mettersi al riparo dal regime deflazionario, ma anche a recuperare il divario dei prezzi creato da otto anni d’inflazione zero o negativa". Bernanke argomenta sul fatto che un target d’inflazione del 3-4%, da mantenere per alcuni anni, darebbe al settore privato una certa sicurezza sulla volontà delle autorità di uscire dalla trappola della deflazione. La Banca del Giappone non ha ovviamente badato al saggio di Bernanke e, a più di dieci anni dalla sua pubblicazione, l’indice dei prezzi al consumo giapponese è ancora molto negativo anno su anno. Cìè da chiedersi se il suggerimento di Bernanke al Giappone, per uscire dalla stagnazione in cui è caduto dopo lo scoppio della bolla immobiliare commerciale, rispecchi il suo pensiero su quello che la Fed dovrebbe fare per aiutare l’America a uscire dalla stagnazione in cui è caduta dopo lo scoppio della bolla del proprio mercato immobiliare residenziale. Al momento la Fed ha un target d'inflazione di lungo termine solo del 2%, ma ha anche l’obiettivo di far crescere l’occupazione. Si può sostenere che la Fed abbia generalmente messo l’obiettivo occupazionale prima di quello inflazionistico – la sua reazione è sempre stata di attendere che il tasso di disoccupazione iniziasse a scendere prima d’innalzare i tassi (l’intervallo tra la diminuzione della disoccupazione e l’innalzamento dei tassi da parte della Fed è stato particolarmente lungo nelle due ultime riprese economiche). Tuttavia, raddoppiare il target d’inflazione americano provocherebbe una carneficina sul mercato dei titoli di stato statunitensi (chi vorrebbe un bond a dieci anni con rendimento del 2,7% se la Fed ha un obiettivo d’inflazione del 4%?) – e, con uno dei più brevi profili di scadenza del debito delle economie sviluppate, il costo di una modifica del target in termini d’interesse potrebbe essere sufficiente a innescare un downgrade del rating del credito (e nel medio termine anche un default?). Soltanto per questo motivo è lecito ritenere che sia molto improbabile che Bernanke parli pubblicamente di una modifica del target (sebbene altri, compreso il chief economist del FMI, Olivier Blanchard, abbiano suggerito un tale aggiustamento). Ma le mani di Bernanke potrebbero essere legate, a causa della noncuranza politica e pubblica sull’impennata del deficit di bilancio e del comportamento del Tesoro americano, che ha fatto ricorso a debito di breve termine per finanziarlo (il 50% dei titoli di stato americani arriva a scadenza nei prossimi tre anni). Un impatto positivo sul settore privato deriva da un chiaro segnale di cambiamento della politica inflazionaria ma, poiché gli Stati Uniti continuano a fare affidamento sugli investitori esteri per finanziare il proprio deficit, questo segnale diventa molto costoso, e probabilmente letale.