19 gennaio ore 8.00: ... da -2.7% a +4.7%...
Proviamo, a titolo di esercitazione semplificata, a fare qualche stima del Pil 2012 utilizzando l'equazione:
Pil= Consumi privati + Consumi pubblici + Investimenti + (Esportazioni - Importazioni)
Per l'anno 2011, possiamo rappresentarla nella maniera seguente (i numeri sono più o meno vicini alla realtà ma non esatti):
Pil(2011)= 625 + 550 + 315 + (370 - 360)= 1500 miliardi di euro.
Adesso vediamo le probabili evoluzioni delle varie voci per l'anno in corso:
Pil (2012)= 615 + 530 + 300 + (365 - 350)= 1460 miliardi di euro.
Nell'anno in corso, dunque, l'evoluzione più probabile della congiuntura porterà una riduzione di 40 miliardi di Pil, pari al 2.7%.
Recessione del 2.7%, dunque.
Come potremmo contrastarla?
Se potessimo svalutare la nostra moneta, incrementeremmo le nostre esportazioni a 425 miliardi, subendo un aumento delle importazioni a 370 miliardi. Ciò significa che il Pil sarebbe rimasto a 1500 miliardi di euro, e ci saremmo evitati una recessione.
E' esattamente ciò che facevamo prima, ai tempi della lira.
Se accanto a quella misura (svalutazione competitiva), avessimo adottato un provvedimento keynesiano di aumento della domanda pubblica, portando i Consumi pubblici a 570 miliardi, il Pil 2012 sarebbe stato di 1540 miliardi in crescita del 2.7% sul 2011.
E se poi avessimo ridotto le tasse sui redditi bassi per consentire un incremento dei consumi privati da 625 a 645 miliardi, il risultato finale sarebbe stato un Pil di 1570 miliardi, con un incremento del 4.7% sull'anno prima.
Fermiamoci qui: la politica restrittiva del governo Monti ci porterà ad una recessione del 2.7%, mentre una politica espansiva di tipo keynesiano ci avrebbe condotto ad un'espansione del 4.7%... quasi cinese.
Non solo: le entrate del 2012 con l'attuale previsione recessiva saranno di 660 miliardi (il 45% di 1460 miliardi), mentre nell'ipotesi espansiva avremmo avuto entrate per 675 miliardi (il 43% di 1570). Avremmo pagato meno (43% contro 45%) e lo Stato avrebbe incassato di più... e prima che, gettandovi in ginocchio, gridiate "Santo subito" (riferendovi alla immediata beatificazione del sottoscritto), sappiate che questa non è farina del mio sacco, ma di un tale Arthur Laffer, il quale teorizzò che le entrate fiscali potevano aumentare al diminuire delle aliquote.
Morale della favola: la Germania ci sta imponendo una politica economica del cazzo... che noi in Sicilia definiamo ... futtiri u' cumpagnu... (fottere il compagno).
E' la stessa politica che ha portato alla fame la Grecia e tutti gli Stati che l'hanno adottata.
E il persistere dello stesso errore, ci condurrebbe ad un lungo periodo di recessione... alla necessità di altre manovre correttive... ed all'inevitabile default...
Non è un'opinione, ma matematica.
Quindi: voglio sperare che questo governo (che è fatto di persone per bene e competenti) non voglia farci bere per intero l'amaro calice del risanamento deflattivo (si chiama così la politica di rigore, tagli di spesa ed aumento di imposte) perché, se così fosse, saremmo tutti costretti, cospargendoci il capo di cenere, a gridare "arridatece er puzzone de Arcore"...
E sarebbe davvero una cosa inaudita... peggio di "arridatece baffone"...
... Non so se mi ho capito...??!!
Torniamo ai tassi di interesse...

... e sottraiamo i tassi lunghi da quelli brevi...

... quando la differenza dei tassi è omissis (tassi lunghi omissis quelli corti) ci troviamo intorno ad un minimo di borsa, mentre quando la differenza dei tassi è su un massimo, troviamo in corrispondenza un massimo di borsa.
Adesso osservate la corrispondenza tra la differenza dei tassi e la produzione industriale...

... i tassi (o meglio le loro differenze) anticipano di alcuni mesi l'andamento dell'economia.
Perché?
I tassi sono gli strumenti su cui operano i Pdn, i quali operano con un occhio costante posato sulla massa monetaria che, sappiamo, è all'origine di tutto e anticipa l'andamento dell'economia di svariati mesi (il tempo necessario affinché il denaro entri in circolo e vada a finire a destinazione)...
I tassi, dunque, rispondono immediatamente alla creazione di nuova massa monetaria e, pertanto, anticipano sia la borsa che l'economia...
Osservate, inoltre, cosa succede quando la differenza dei tassi è negativa (tassi lunghi sotto tassi brevi): la produzione industriale cala a picco ed è recessione dura...
I Pdn, dunque, attraverso i tassi, anticipano correttamente il futuro (della borsa e dell'economia in generale) a medio lungo termine... basta, quindi, osservare le loro mosse (che si manifestano sul mercato obbligazionario) e trarne le debite conseguenze.
.... Capito mi hai, compare...??
Veniamo all'attualità della borsa italiana.



Taylor Mib, Dax e S&P500...




Dati macro del giorno.
| Ora | Paese | Dato | Precedente | Atteso |
| 00:00 | USA | American Express, Bank of America, BlackRock, Freeport McMoRan, Google, Intel, Microsoft, Morgan Stanley: risultati | ||
| 14:30 | USA | Indice prezzi al consumo a dicembre | +3,4% | +3,1% a/a |
| 14:30 | USA | Permessi edilizi a dicembre | 680 | 675 |
| 14:30 | USA | Nuove richieste disoccupazione al 14 gennaio | 399 | - |
| 14:30 | USA | Indice prezzi al consumo Core a dicembre | +2,2% | +2,2% a/a |
| 14:30 | USA | Nuove costruzioni abitative a dicembre | 685 | 685 |
| 16:00 | USA | Philadelphia Fed a gennaio | 6,8 | 11 |
| 17:00 | USA | DOE scorte greggio al 13 gennaio |
Notizie flash.
La Banca Mondiale ha effettuato il taglio più marcato degli ultimi 3 anni alle prospettive di crescita globale. L'economia mondiale, sottolinea l'istituto, è alle prese con una crisi molto pesante che sta colpendo in particolare il mercato dei capitali. Nel 2012, a livello globale, il tasso di espansione dovrebbe attestarsi al 2,5%, rispetto al +3,6% che lo stesso istituto aveva previsto a giugno. Fortissima la revisione sull’Eurozona, dove il Pil è atteso a +0,3% dal +1,8% previsto in precedenza. Per gli Stati Uniti si scende da +2,9% a +2,2 per cento. Ridotte anche le aspettative sui Paesi emergenti, con una crescita della ricchezza stimata al 5,4% dal +6,2% precedente. Le prospettive segnalate dalla World Bank fanno il paio con le indicazioni lanciate ieri da Bankitalia: "Gli indicatori congiunturali – ha sottolineato Palazzo Koch - segnalano che la lieve contrazione del Pil italiano registrata nel terzo trimestre si sarebbe accentuata nei mesi finali dell’anno appena concluso. Via Nazionale ha preso in considerazione due scenari. Nel primo, con il proseguimento della crisi del debito in Europa e un elevato livello dei rendimenti richiesti sui Btp, prevede che il Pil italiano si ridurrebbe dell'1,5% quest'anno per rimanere invariato l'anno prossimo. Attesa una forte contrazione dei consumi e un calo degli investimenti. Nel secondo scenario, più favorevole, i mercati tornerebbero ad avere fiducia nel Paese, lo spread Btp/Bund scenderebbe, e il Pil mostrerebbe un calo dell'1,2% nel 2012 per tornare a crescere nel 2013 al ritmo dello 0,8 per cento. Comunque vada, insomma, il 2012 sarà un anno buio per l'economia italiana.