17 gennaio ore 8.00: ... convertire i risparmi in franchi svizzeri?
Esiste la possibilità che lo stato italiano rimborsi i suoi titoli di debito (Bot, Btp...) in lire, piuttosto che in euro?
In linea teorica si. Le ultime emissioni, difatti, prevedono quella possibilità e, dunque, sarebbe perfettamente legittimo rimborsare il valore dei titoli in scadenza in valuta nazionale se, nel frattempo, l'Italia avesse abbandonato l'euro.
A che tasso di cambio?
Quello del momento (del suddetto rimborso). Se, ad esempio, al tempo del rimborso il tasso di cambio fosse 2000 lire per euro, un Bot di 10000 euro sarebbe rimborsato con 20 milioni di lire.
Questa sarebbe, è ovvio, la maniera in cui "svalutare" il debito pubblico in un colpo solo... Se, ad esempio, si rimborsasse il debito a 2000 lire per euro e, nel frattempo, il cambio della lira fosse "volato" a 3000 (lire per euro), i possessori dei titoli di stato, subirebbero una decurtazione (perfettamente legale) del valore dei loro titoli, esattamente proporzionale alla svalutazione in oggetto.
Il vantaggio per lo stato italiano?
Di fatto otterrebbe lo stesso effetto di una consistente svalutazione del debito, senza fare default. Sarebbe come stampare vagonate di lire (quindi inflazionare la propria moneta) e con quelle lire svalutate rimborsare i creditori.
Che effetto avrebbe sull'economia e sulla finanza?
Una forte fiammata inflazionistica e una decurtazione di tutti i risparmi: tutti noi ci troveremmo con una moneta svalutata e, dunque, subiremmo una forte perdita in conto capitale.
Come si può evitare di "incappare" in quell'infelice situazione?
Aprendo (legalmente) conti correnti su banche estere e, per maggiore tranquillità, trasformando i propri risparmi in altre valute (franco svizzero, rand sudafricano, etc..).
Probabilità che quest'ipotesi si verifichi?
Non sono in grado di calcolarle... sarebbe un evento eccezionale (un cigno nero) mai verificatosi prima.
In tema con il discorso appena fatto, vediamo gli aggiornamenti sul franco svizzero ed il rand sudafricano...


... che ci conducono all'ovvia domanda: come mai quelle valute sono viste omissis sull'euro, ed io ho appena scritto che la maniera di difendersi da una possibile "sola" (passaggio dall'euro alla lira) sarebbe di omissis i propri risparmi in quelle valute?
Le previsioni in oggetto sono state fatte, evidentemente, "a bocce ferme" (in costanza di euro ed in assenza della lira). E' però altrettanto evidente che, l'uscita di alcuni paesi dall'euro oppure una sua dissoluzione, cambierebbe integralmente lo scenario.
Non essendo possibile (almeno per me) calcolare le probabilità di una simile eventualità, mi è anche impossibile valutare la "bontà strategica" di una simile azione preventiva.
Mi state seguendo?
Perché se mi state seguendo avrete certamente capito l'importanza di avere "in anticipo" quella "notizia" (l'eventuale uscita dall'euro) che, senza alcun rischio, consentirebbe di "ammassare una fortuna".
E chi potrebbe saperlo in anticipo?
Il presidente del consiglio ed i ministri economici del suo governo... che sicuramente non verrebbero a raccontarlo a me (o a voi).
Sono queste le occasioni in cui "chi sa prima" ha un vantaggio enorme sul resto del mondo.
Si dice che il 19 giugno 1815, il giorno dopo la battaglia di Waterloo, Nathan Rothschild avesse ricevuto dai suoi corrieri inviati sul campo di battaglia, la notizia della sconfitta di Napoleone.
Cominciò a vendere a piene mani alla borsa di Londra, per dare l'impressione che Napoleone avesse vinto... ed in pochi minuti la piazza londinese fu travolta da vendite generalizzate e dal panico.
E mentre tutti vendevano, lui aveva incaricato i suoi broker di comprare tutto l'acquistabile.
Guadagnò senza alcun rischio una montagna di denari e, cosa più importante, riuscì a rovinare quasi tutti i suoi concorrenti.
Non so se il fatto sia realmente accaduto oppure si tratti di leggenda metropolitana, di certo dimostra l'importanza di "sapere" prima ciò che tutti gli altri sapranno dopo.
Passiamo all'attualità della borsa italiana per registrare la clamorosa pernacchia al declassamento dell'Italia...

... con lo spread intorno a 480 in sostanziale ribasso rispetto ai massimi (oltre 520) delle settimane precedenti.
Previsioni a medio termine.


Dati macro del giorno.
| Ora | Paese | Dato | Precedente | Atteso |
| 00:00 | USA | Citigroup, Wells Fargo: risultati | ||
| 03:00 | Cina | Pil reale al IV trimestre | +9,1% | +8,7% a/a |
| 03:00 | Cina | Produzione industriale a dicembre | +12,4% | +12,3% a/a |
| 03:00 | Cina | Vendite al dettaglio a dicembre | +17,3% | +17,2% a/a |
| 10:30 | Inghilterra | Indice prezzi al consumo a dicembre | +4,8% | +4,2% a/a |
| 11:00 | Europa | Indice prezzi al consumo Core a dicembre | +1,60% | +1,60% a/a |
| 11:00 | Germania | Indice Zew situazione corrente a gennaio | 26,8 | 24 |
| 11:00 | Europa | Indice Zew prospettico a gennaio | -54,1 | - |
| 11:00 | Germania | Indice Zew prospettico a gennaio | -53,8 | -49,8 |
| 11:00 | Europa | Indice prezzi al consumo a dicembre | +3% | +2,8% a/a |
| 14:30 | USA | Indice manifatturiero Stato di New York a gennaio | 9,53 | 10,5 |
Notizie flash.
Scende il debito pubblico ma resta sopra
quota 1.900 miliardi di euro. Nel dettaglio, il debito pubblico italiano in
novembre è calato a 1.905 miliardi di euro dai 1.909 miliardi registrati ad
ottobre (-0,2%). E’ quanto riportato da Bankitalia nel suo supplemento al
Bollettino statistico dedicato alla Finanza pubblica. Il record era stato
raggiunto lo scorso luglio, quando lo stock del debito arrivò a 1.911 miliardi
di euro. Sempre Bankitalia ha fatto sapere questa mattina che le entrate
tributarie si sono attestate a novembre a 30,04 miliardi di euro, in flessione
di oltre 7 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Nel
periodo gennaio-novembre le entrate tributarie hanno invece mostrato un
progresso dell’1,1% a 330,5 miliardi di euro.
L’inflazione italiana di dicembre, secondo i dati finali pubblicati dall’Istat,
ha registrato una crescita del 3,3% rispetto allo stesso periodo dello scorso
anno e dello 0,4% rispetto al dato di novembre 2011. Nel 2011, il tasso medio
per i prezzi al consumo si è attestato al 2,8%, quasi raddoppiato rispetto
all’1,5% del 2010 e ai massimi dal 2008. "A preoccupare – si legge in una nota
diffusa dal Codacons - è la stangata sui beni ad alta frequenza di acquisto che,
nella media del 2011, hanno registrato un aumento del 3,5%, equivalente ad una
spesa aggiuntiva, rispetto al 2010, pari a 476 euro per una famiglia di 3
persone. Se si considera, però, il solo dato di dicembre, pari al +4,3%, ecco
che la batosta sale a 585 euro”. Il rialzo dei prezzi a dicembre è stato
trainato dalla fiammata del costo dei carburanti. La benzina ha mostrato un
balzo del 15,8% rispetto all’analogo periodo 2010 e dell’1,9% nei confronti del
mese precedente. Secondo i dati dell’Istat, inoltre, il prezzo del gasolio per i
mezzi di trasporto è aumentato del 24,3% rispetto al dicembre 2010.