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18 gennaio ore 8.00: ... una provincia del quarto reich...

"La situazione è gravissima" dichiara Mario Draghi, e sembra un grido d'allarme finalmente risolutivo per allertare l'Europa ed il mondo sullo stato di salute di un'economia molto malata.

Come se fosse una novità di cui si prende coscienza solo oggi... mentre, in realtà, i mercati finanziari hanno ben chiaro il problema da tempo, molto tempo. Bastava leggerli...

... quando i tassi lunghi scendono sotto quelli brevi, il verdetto è inequivocabile: recessione dura.

Il perché è evidente: i tassi lunghi incorporano l'omissis attesa e quest'ultima è "generata" dall'espansione economica... sicché se i tassi lunghi salgono, segnalano un prossimo periodo di espansione economica.

Viceversa, se scendono, segnalano contrazione... e se scendono sotto quelli brevi indicano la possibilità di deflazione (prezzi che calano nel medio-lungo periodo).

Osservando la figura sopra, notiamo che, già nel 2008 i tassi lunghi erano scesi sotto quelli brevi e la produzione industriale...

... aveva preso una "legnata" mai vista prima... roba da grande depressione.

Dall'autunno 2011 si sta ricreando la stessa situazione (tassi lunghi sotto quelli brevi) e, quindi, è da allora che sappiamo già che ci attende un'altra "legnata" (metaforicamente economica).

Il mercato obbligazionario, lo sappiamo, funziona come i corrieri di Rothschild dopo la battaglia di Waterloo (vedere report di ieri).

E, quindi, siamo già entrati in quel tunnel recessivo che Taylor già da anni ci annuncia...

... come double dip: la seconda gamba della grande recessione iniziata nel 2007.

Con tutto il rispetto per Mario Draghi, dunque, non avevamo bisogno di essere allertati sulla gravità della situazione e, soprattutto, avremmo preferito anche un po di mea culpa... nel senso di responsabilità della Bce che, non avendo fornito abbastanza liquidità al sistema, ha favorito (o perlomeno, non ha impedito) l'incarognirsi della crisi.

A differenza della Fed, infatti, la Bce ha ridotto la velocità di incremento della massa monetaria (i numeri della tabellina sotto indicano le variazioni percentuali anno su anno di M1)...

mar-10 apr-10 mag-10 giu-10 lug-10 ago-10 set-10 ott-10 nov-10 dic-10 gen-11 feb-11 mar-11 apr-11 mag-11 giu-11 lug-11 ago-11 set-11 ott-11 nov-11
10,9 10,5 10,4 9,4 8,3 7,7 6,2 4,9 4,6 4,3 3,2 2,8 2,9 1,6 1,2 1,3 1,0 1,7 2,0 1,7 2,1

... e, in tal modo, non si è "erta" contro la recessione dilagante...

... a discolpa di Draghi, bisogna ovviamente riconoscere che lui ha ereditato quello stato di fatto dal suo predecessore (il pessimo Trichet)... ma nell'ottica del comportamento complessivo della Banca centrale europea, il giudizio è ampiamente negativo...

E se quello visto prima (terza figura dall'alto verso il basso) è il futuro dell'economia che la politica monetaria della Bce delinea, qual è il futuro della borsa che deriva dalle stesse premesse?

Sappiamo che tra la svolta di M1 e quella della borsa intercorrono circa 18 mesi e, dunque, con il metodo spiegato in vari recenti Club gialli, si può costruire l'indicatore previsionale dell'andamento di borsa...

... che posiziona al primo semestre omissis l'inversione di lungo periodo degli indici azionari.

La Bce, dunque, porta la responsabilità di una crisi che si è nutrita di incertezze monetarie, scarsa determinazione e, soprattutto, pochi piccioli in circolo...

Determinante, da questo punto di vista, l'atteggiamento colpevolmente restrittivo dei tedeschi, che hanno voluto impedire l'intervento espansivo di quella banca, stroncando sul nascere ogni tentativo di "aiuto" all'economia... e ciò fa nascere il sospetto (in me è più che un sopetto) che l'amministrazione tedesca abbia voluto creare difficoltà agli altri paesi europei, in modo da renderli più malleabili e, quindi, più facilmente "colonizzabili".

Ci sono riusciti in pieno, come i fatti dimostrano... e l'intera Europa è diventata una provincia del quarto reich.

Ma questa è tutta un'altra faccenda.

Passiamo ad una mail:

... Volevo chiedere una cosa sulle banconote in euro. Ogni banconota ha una lettera identificativa del paese emittente. Se l'Italia uscisse dall'euro e una persona avesse in tasca bancone emesse ad esempio dalla Germania, quegli euro sarebbero ancora buoni. O sbaglio?
Alla peggio uno li spende fuori Italia o li cambia in banca. Come potrebbero discriminarci rispetto al tedesco che ha le stesse banconote ?

Quella dell'identificativo del paese emittente è una "discriminante ad minchiam" (la notizia dell'esistenza di quell'identificativo è stata data qualche giorno fa, durante "Otto e mezzo", la trasmissione di Lilly Gruber su La7)...

In regime di libera circolazione del denaro, le banconote stampate in Grecia finiscono in tasca anche ai tedeschi, e quelle stampate in Germania finiscono nei portafogli anche dei greci.

Se si volessero "declassare" le banconote stampate in Grecia, si recherebbe un danno anche a quei tedeschi che ce l'hanno in tasca.

Non è quello, dunque, il modo di "svalutare" la moneta locale (ad esempio la dracma).

Io ritengo che si procederebbe per "nazionalità": i conti correnti dei greci sarebbero trasformati in dracme al cambio stabilito (il passaggio esattamente inverso a quello effettuato nel 2002, dalla dracma all'euro).

Ed i conti correnti dei greci su banche straniere?

Qui la questione è un po più pelosa: occorre che il paese straniero (in cui quella banca opera) sia d'accordo a consentire quella conversione... ed occorre anche che quei denari siano in euro.

Ecco perché ieri scrivevo: Come si può evitare di "incappare" in quell'infelice situazione? Aprendo (legalmente) conti correnti su banche estere e, per maggiore tranquillità, trasformando i propri risparmi in altre valute (franco svizzero, rand sudafricano, etc..).

Il problema, ovviamente, non si pone per coloro che hanno aperto conti cifrati nei paradisi fiscali e, che quindi, sono completamente al riparo da qualsiasi pericolo del tipo qui esaminato.

Ma i conti cifrati nei paradisi fiscali sono, evidentemente, "fuori legge" e, quindi, chi li apre, assume su di se la responsabilità di essere scoperto e punito dalle leggi italiane.

Veniamo all'attualità della Borsa italiana.

Spread ancora in calo...

... e Taylor quasi identico ai precedenti...

Dax e S&P500.

Dati macro del giorno.

Ora Paese Dato Precedente Atteso
00:00 USA eBay, Goldman Sachs. risultati    
00:00 Inghilterra Incontro Monti-Cameron    
05:30 Giappone Produzione industriale a novembre (finale) -4% a/a -
10:00 Italia Bilancia commerciale totale a novembre -1.077 mln€ -
11:00 Europa Bce: annuncio esito asta rifinanziamento settimanale in dollari    
11:00 Europa Produzione edile a novembre -2,8% a/a -
13:00 USA Mba richieste ipoteche al 13 gennaio +4,5%  
14:30 USA Indice prezzi produzione a dicembre +5,7% +5,1% a/a
15:15 USA Produzione industriale a dicembre -0,2% +0,5%
16:00 USA Nahb indice edilizia abitativa a gennaio 21 22

Notizie flash.

L’economia globale rischia una nuova ricaduta recessiva e per evitarlo serviranno nuovi stimoli economici "la cui portata e tempi di applicazione sono essenziali”. Bill O’Neill, Chief Investment Officer di Merrill Lynch Wealth Management EMEA, ritiene che una nuova recessione globale sarà evitata quest’anno se il calo della crescita economica e degli utili aziendali sarà contrastato da nuovi importati piani di stimolo. Nel corso della conferenza "The Year Ahead 2012" tenuta oggi a Milano dalla banca Usa per presentare la prospettiva degli investimenti per quest'anno, O’Neill ha sottolineato come le principali minacce arrivano dalla pressante necessità delle economie mature di ridurre l’indebitamento, la bassa propensione delle aziende a investire e la flessione dei prezzi. O’Neill ritiene che l’anno sarà caratterizzato da un’espansione monetaria su scala globale con la Banca Centrale Europea che potrebbe decidere prima del previsto di monetizzare il debito pubblico e quello bancario, "ma tale provvedimento potrebbe intervenire solo dopo un ulteriore peggioramento delle prospettive di crescita nell’Eurozona”. Considerando i titoli di stato detenuti dalle banche centrali in percentuale al Pil, quelli in mano alla Bce sono il 2,3% del pil dell'eurozona rispetto all'11,5% della Fed. La Bce ha spazio per misure da 1 trilione di euro per arrivare allo stesso livello della Fed. Secondariamente, proprio queste prospettive potrebbero essere ravvivate da un'imprevista decisione della BCE di una consistente riduzione allo 0,5% del tasso d'interesse. Il rallentamento economico nell’Eurozona e i più incisivi interventi della Banca Centrale dovrebbero comportare un ulteriore deprezzamento dell’euro che dovrebbe controbilanciare il calo della domanda dei consumatori finali nel vecchio continente.

La crescita cinese rallenta il passo, ma rimane ampiamente al di sopra di quella dei Paesi sviluppati. Nel 2011 il Pil del Paese è cresciuto del 9,2% contro il 10,4% del 2010. Negli ultimi tre mesi dell'anno, la crescita ha subito la flessione più marcata, con un + 8,9% (dal +9,1% del trimestre precedente e contro il +8,6% atteso dagli analisti). L'economia cinese sta presumibilmente già risentendo della frenata europea, che rappresenta il primo mercato di sbocco per le sue esportazioni. Nonostante il dato si sia rivelato migliore delle attese, si tratta del livello di crescita più basso degli ultimi due anni e mezzo. I dati diffusi oggi sono giudicati coerenti con il mantenimento della politica monetaria restrittiva che la Cina ha perseguito nel corso del 2011. L'unico dubbio proviene dal rallentamento registrato nella fase finale dell'anno, che non appare tuttavia sufficiente a determinare un cambio di rotta da parte della banca centrale, la People's Bank of China. Gli analisti si aspettano che nel 2012 la Cina possa sperimentare il più basso tasso di espansione dell'ultimo decennio, contribuendo così al rallentamento globale. Un esponente dell'ufficio di statistica cinese ha detto a questo proposito che la crescita cinese potrebbe ridimensionarsi ulteriormente qualora Pechino accelerasse sulla via della ristrutturazione della sua economia dalle esportazioni ai consumi domestici. Per i primi tre mesi del 2012 il tasso di crescita atteso dalla comunità finanziaria si attesta attorno all'8%, un livello che le autorità politiche cinesi reputano il minimo necessario per sostenere la creazione di posti di lavoro.