17 Agosto ore 8.00: ... sparala tu, che a me vien da ridere ...

Cominciamo con tre e-mail che derivano direttamente dal report di ieri:

1) ... sono d'accordo con la sua analisi relativa alle difficoltà che l'euro ha portato alla nostra economia, impedendo le svalutazioni competitive. Mi chiedo però se sia così matematico che una uscita porterebbe un beneficio... se è vero che la nostra industria tirerebbe un immediato respiro di sollievo è pur vero che a forza di svalutazioni vedremmo erodersi nel tempo i nostri risparmi, un'inflazione probabilmente galoppante, le materie prime (pur necessarie alla nostra industria) diventare sempre più care... Senza contare che negli ultimi anni abbiamo goduto comunque del mantello protettivo dell'euro; cosa poteva succedere ad un paese con il nostro debito pubblico solo alla balia dei mercati? Non c'è forse un problema strutturale nel sistema industriale italiano? Da un lato la penso come lei, dall'altro però mi chiedo cosa comporterebbe una uscita dall'euro in termini di effetti negativi...
 

2) ... Nel report del 13 agosto riteneva l'euro una delle valute più affidabili per i prossimi 4 anni. Oggi (ma anche tempo fa) sostiene che più di uno stato avrebbe convenienza ad uscire dall'euro con ovvie  ripercussioni sui cambi contro euro. Si sta quindi aspettando un euro vero con i soli primi della classe ( e quindi comprado bund si compra "quel titpo" di euro)oppure ritiene che le attuali e future tensioni sull'euro siano una bufala e che magari siano ad uso e consumo del debito pubblico USA ?

3) ... parto dal suo report odierno per porle una domanda al riguardo, partendo dall'oramai famoso "Pasti gratis nighese". Uscire dall'Euro ci permetterebbe si' di svalutare la nostra moneta "a piacimento", ma porterebbe:

 alto costo delle materie prime
conseguente impatto sulle famiglie e, quindi, sui consumi.

   Girando la considerazione, non riesco a capire come mai, a parita' di valuta, la Germania debba esportare piu' dell'Italia ovvero cosa abbia di piu' la Germania rispetto all'Italia. Probabilmente e' molto piu' profonda la difficolta' italiana e la svalutazione rappresenterebbe, per parafrasare alcuni suoi report, solo medicina palliativa.

Ho già scritto in molti altri report che noi viviamo in Universo relativo, dove le cose non sono assolutamente buone o cattive ... ma meglio o meno peggio di altre. In Economia questo concetto è fondamentale, giacché si tratta sempre di scegliere la soluzione migliore o meno peggiore di altre.

E' ovvio che, potendolo evitare, sarebbe preferibile non dover procedere con le svalutazioni competitive ... il problema è che il suo contrario (ovvero una moneta forte ... tipo l'euro) provoca ancora più danni a quei paesi che, prima, hanno gestito "in allegria" la propria moneta.

Si tratta, quindi, di scegliere il male minore: le svalutazione provocano inflazione, perdita di potere d'acquisto ed altri malanni, mentre le monete forti provocano perdita dei mercati, deficit commerciale con l'estero, indebitamento e, eventualmente, default ....

Entrambi provocano danni, il problema è capire quali dei due ne procura di più e di più gravi.

Questo mondo è fatto cosi ... bisogna sempre scegliere tra opzioni diverse cercando di calcolare quella che conduce al risultato migliore ... o meno peggio.

L'evidenziare, dunque, che le svalutazioni competitive provocano "alto costo delle materie prime e conseguente impatto sulle famiglie e, quindi, sui consumi" oppure che "è pur vero che a forza di svalutazioni vedremmo erodersi nel tempo i nostri risparmi, un'inflazione probabilmente galoppante, le materie prime (pur necessarie alla nostra industria) diventare sempre più care... Senza contare che negli ultimi anni abbiamo goduto comunque del mantello protettivo dell'euro; cosa poteva succedere ad un paese con il nostro debito pubblico solo alla balia dei mercati?" (i virgolettati sono stati tratti dalle e-mail sopra riportate) niente aggiunge o toglie ai termini della questione che, ripeto, riguarda il confrontare questi svantaggi con gli svantaggi derivanti dal non fare le svalutazione e calcolare quale tra le due soluzioni è la meno peggio.

L'economia e la finanza sono matematica applicata ... non opinioni ... e un bravo economista è quello che è in grado di calcolare le "conseguenze numeriche" delle sue teorie.

... E qui scorgiamo già il primo problema: i politici chiamati a decidere sulle questioni economiche, non calcolano i risultati delle proprie scelte in termini "economici", bensì in termini elettorali (i voti) ... e le due cose quasi mai coincidono. Di conseguenza decidono quasi sempre in base alla loro convenienza (i voti che prenderanno alle prossime elezioni) e non in base all'interesse dei cittadini ...

Questa evidente (e irrisolvibile) incongruenza, è il risultato perverso del sistema democratico a suffraggio universale, in cui la maggior parte dei votanti è grandemente ignorante sulle questioni economiche (e non solo) e, dunque, è portata a decidere "di pancia" piuttosto che "di testa" ... questa maggioranza, dunque, è facile ostaggio di gente come Berlusconi o Bossi che possiedono un'innata capacità di manipolare le menti delle persone più semplici ...

Nel 1986, a decidere su un aspetto vitale dell'economia italiana (l'energia nucleare) furono chiamati a decidere milioni di elettori italiani che, al 70%, non avevano la più pallida idea di cosa fosse il nucleare ... e fu così che abbiamo cominciato ad importare energia elettrica dall'estero (Francia e Svizzera che hanno le loro centrali nucleari ai confini con l'Italia).

Che senso ha far votare chi non sa cosa vota (ed affidare a lui il destino del suo paese)?

Nel caso specifico attuale, porta più voti aderire e restare nell'euro, piuttosto che non avervi partecipato oppure uscirne dopo esserci entrati. Nessun governo vorrebbe essere accusato di non essere stato in grado di entrare nell'euro o di non essere in grado di restarci, anche se questo è esattamente ciò che dovrebbe fare nell'interesse dei suoi cittadini.

In democrazia contano i voti anche dei più stupidi, non gli interessi generali, anche se evidenti. Se le maggioranze sono ignoranti, i politici che eleggono sono ignoranti, incapaci o, al meglio, ladri e, quindi, il risultato finale è quello a cui assistiamo quotidiniamente: dalle montagne di spazzatura a Milazzo alle infiltrazioni della 'ndrangheta a Milano.

Tornando al tema in discussione, vediamo i numeri ed i calcoli, per cercare di capire di cosa stiamo parlando.

Supponiamo che la Germania ed un paese Pig siano partiti nelle stesse condizioni nel 2002 ... limitiamoci ad un solo prodotto (per non complicarci la vita) e supponiamo che in quel 2002 entrambi i paesi abbiano un costo di quel prodotto pari ad 1 euro (di cui 0.7 costo del lavoro e 0.3 altri costi) e lo vendano a 1.1 euro sui mercati internazionali.

Dopo 8 anni, nel 2010, la produttività (numero di pezzi prodotti nell'unità di tempo) tedesca è aumentata del 20%, mentre quella del Pig è rimasta invariata.

A quali conseguenze porta questo cambiamento?

Il costo del lavoro tedesco è calato del 20% a 0.56 euro, mentre quello del Pig è rimasto a 0.7 ... la Germania può abbassare i suoi prezzi di 0.14 euro e portarli a 0.96 euro continuando a guadagnare sempre 0.1 euro su ogni prodotto,mentre il Pig, a quel prezzo, perde soldi e, quindi, è costretto ad abbandonare quel mercato.

I numeri sono inventati ... l'esempio è semplificato al massimo ... ma la realtà cui si riferiscono è molto simile allo scenario economico degli ultimi anni.

Perchè la produttività tedesca aumenta è quella del Pig no?

Perché le scuole di Germania "producono" bravi diplomati e laureati ed il nostro governo ha affidato questo settore vitale per l'economia alla signora Maria Stella Germini ... che non ha certo grandi competenze nel settore ... anzi, non ne ha neanche di piccole.

Perchè la pubblica amministrazione tedesca produce molto di più e spende molto di meno di noi ... che abbiamo affidato il compito ad una spassosissima macchietta veneziana ... un certo Brunetta ... che dichiarava di aver messo in riga i fannulloni e, invece ... era una delle sue solite battute d'avanspettacolo.

Perchè i trasporti funzionano molto meglio e le cose che i politici promettono di fare (udite, udite) le fanno davvero (... incredibile ...!!??) mentre noi abbiamo "promettitori di professione" (che adesso amano definirsi "governi del fare") che, da quasi 20 anni, predicano meno tasse, meno spese, federalismo, secessione ... e tutto il resto del repertorio dell'avanspettacolo nordista che, se non fosse applicato alle disgrazie di questo disgraziato paese, sarebbe anche divertente.

Perché un primo ministro unfit (inetto) in Gemania lo mandano a casa, a calci in culo, dopo due giorni, mentre noi ce lo teniamo fin oltre la vecchiaia, aumentandone consensi e popolarità e cantando in coro ... meno male che ... c'è  ...

Capite perchè ieri scrivevo che ci ha portato nell'euro era un incapace?

Pensava che bastasse l'euro per farci smettere d'essere italiani ... e, invece, quella è una malattia incurabile.

Ma, allora che dovrebbe fare il Pig nell'esempio di cui sopra?

Se stampasse una sua moneta, la svaluterebbe del 15% ed avrebbe risolto il problema ... il che significherebbe, evidentemente, che tutti i suoi cittadioni sarebbero più poveri ... ma ciò era già nei fatti ... quando ha perso il 20% di produttività rispetto ai tedeschi ...

La svalutazione è solo la conseguenza ... mica il problema. Non ci fosse la perdita di competitività, non ci sarebbe necessità di svalutare ... picciotti, 'un cunfunnemu a minchia 'ccu bumbulu ...

E se non stampa moneta e non può svalutare?

Deve poter ridurre gli stipendi del 20% per riportare i costi del prodotto in linea con quello tedesco ...

I tedeschi riescono a farlo ... e lo hanno fatto ... gli italiani no. E manco gli spagnoli .. o gli altri Pigs.

Quindi?

Il Pig perde mercato ... esporta di meno di quanto importa e deve coprire il deficit con i prestiti (se guadagni 100 e spendi 110, qualcuno ti deve prestare la differenza ...) e, dunque, si indebita sempre più ...

Ma i prestatori non sono mica scemi: prima ti aumentano i tassi di interesse (stai diventando sempre più rischioso) e dopo di fanno il gesto dell'ombrello ... altri prestiti, nighese ...

A questo punto fai default, come l'Argentina, la Russia, il Brasile, e tanti altri.

Mi avete seguito sin qui?

Se si, vi pongo la domanda: è meno peggio svalutare o fare default?

Svalutare ... by far ... di gran lunga.

Ecco perché dovremmo uscire subito dall'euro, siamo in corsa per un bel default italian style ... soprattutto se questi barlafuss al comando ci portano all'elezioni anticipate, con l'esplicita approvazione di quei 20 milioni di coglioni di cui il "capocomico" delle Lega millantava la sommossa, mentre la "spalla" di Arcore gli reggeva il ritmo della farsa.

... "Sparala tu che a me vien da ridere" era il titolo (di quella patetica farsa) ...

Usciranno i Pigs dall'euro?

No, se non costretti da forza maggiore (anche Berlusconi ed il suo nutrito staff di sparacazzate a cottimo, sarebbero spazzati via da una simile eventualità) e, quindi, l'euro continuerà ad essere ciò che è: la moneta tedesca imposta anche a chi tedesco non è ... e pur con tutti i problemi dei Pigs, sarà sempre molto più solida del dollaro perché, più l'Europa va avanti, e più il peso della Germania sarà prependerante e, dunque, sempre più tedesco sarà l'euro.

Anche qui si tratta di matematica, non di opinioni.

Veniamo all'azionario italiano.

... Ciclo tracy e intraday (nel report di ieri, i relativi grafici non comprendevano, erroneamente, i dati di venerdì e, quindi, erano incompleti o errati nelle indicazioni) ...



... Medie mobili ...

 ... previsione d'apertura: +0.5%.

 ... Bund ...

 ... Euro fx ...

Dati macro del giorno.

Ora Paese Dato Precedente Atteso
00:00 USA Abercrombie & Fitch, Home Depot, Wal-Mart Stores: risultati    
10:30 Inghilterra Indice prezzi al consumo a luglio +0,1% m/m -
11:00 Germania Zew Sondaggio (Sentiment econ) di agosto 21,02 punti -
14:30 USA Permessi edilizi a luglio 586mila -
14:30 USA Indice prezzi produzione a luglio -0,5% +0,3% m/m
15:15 USA Produzione industriale a luglio +0,1% 0% m/m

Notizie flash

Forte rallentamento dell’economia giapponese nel secondo trimestre del 2010. I dati arrivati dal Giappone si sono rilevati ampiamente sotto le attese confermando il rallentamento economico in atto. L'economia nipponica risulta in progresso dello 0,4 per cento annualizzato nel secondo trimestre, ben al di sotto del +2,3% atteso dal mercato (consensus Bloomberg). Su base trimestrale la crescita è stata solamente dello 0,1 per cento. Nel primo trimestre dell’anno l’economia nipponica aveva messo a segno un balzo del pil dell’1,1 per cento trimestre su trimestre. Dopo due trimestri di forte crescita anche per il Giappone, il forte rallentamento avvenuto tra aprile e giugno fa tornare d’attualità il sorpasso da parte della Cina a fine anno come seconda potenza economica mondiale in termini di pil. I deboli riscontri arrivati nel secondo trimestre dall'economia nipponica hanno portato allo storico sorpasso, per il momento solo su base trimestrale, della Cina come seconda economia mondiale ai danni del Giappone. Come riportato oggi dal Cabinet Office del Giappone, i dati ufficiali evidenziano come  il Pil nominale del Giappone risulta pari a 1.288 miliardi di dollari nei mesi da aprile a giugno, meno dei 1.339 miliardi di dollari registrati nello stesso periodo dalla Cina. Su base semestrale rimane invece ancora di poco avanti il Giappone: prodotto interno lordo pari a 2.578,1 miliardi di dollari, contro i 2.532,5 miliardi di dollari di quello cinese. Considerando che la Cina mira a chiudere il 2010 con una crescita nell’ordine del 9% (+10,3% nel secondo trimestre), il sorpasso dovrebbe materializzarsi a fine anno, come preannunciano anche le ultime stime del Fondo Monetario Internazionale. Cina che guarda già al prossimo traguardo: il sorpasso alla locomotiva statunitense. Secondo le previsioni della Banca Mondiale e della banca d’investimenti Goldman Sachs la Cina supererà gli Stati Uniti come prima economia mondiale intorno al 2025.